Trattati del '500 prima pagina
Dal Volume "Antichi statuti della Comunità di Talamona 1525-1562, tradotto da Padre Mario Abramo Bulanti , edito a cura de "I soci dè la crusco" ( Stampa Polaris - Sondrio).
Collocazione storica
Gli Statuti di Talamona (1525 il primo - 1562 il secondo), nascono in un periodo storico ben definito.
Da pochi anni (1512) i Grigioni dominano la Valtellina, soggetta alle Tre Leghe, per quei giochi di potere che passano sempre sopra la testa dei diretti interessati.
La Valtellina aveva conosciuto e sofferto tempi assai duri nel periodo immediatamente precedente.
Quando Luigi XII, re di Francia conquistò il ducato di Milano (1499) di cui la Valtellina era parte, le soldatesche dello Sforza, Ludovico il Moro, si rifugiano in Valtellina, ultimo ridotto, confidando nella robustezza delle sue fortificazioni. Ma di qui vengono stanate dalle truppe del generale Brissey nel 1500 e, da allora fino al 1512, i francesi dominano la valle e si comportano da veri "liberatori" saccheggiando, usurpando, uccidendo e imponendo tasse.
L'intesa anti-francese (Lega Santa), promossa da papa Giulio II (Fuori i barbari d'Italia), di cui fanno parte anche gli Svizzeri, darà a questi l'opportunità di occupare finalmente (1512) la Valtellina e la Valchiavenna, antico sogno dei Reti, che ci avevano provato già nel 1360, nel 1482, nel 1486 con vari pretesti e convinti che il possesso della Valtellina equivalesse a tenere in pugno le potenze europee che, della Valtellina, non potevano fare a meno, essendo la "strada" per il Sud e per il Nord: cosa che avevano capito anche i Romani molti secoli prima.
"La Valtellina, con il contado di Bormio e di Chiavenna, è come una galleria molto invidiata dai Prencipi per l'interesse de' passi, che unendosi li Stati della Germania con quelli del re di Spagna, separa li Veneziani e l'Italia dalli soccorsi stranieri" (Alberti: antichità di Bormio).
Ironia della storia, adesso la Valtellina, la più antica e famosa strada d'Europa, è la regione meno dotata di strade decenti.
L'arrivo dei nuovi padroni fu salutato non dico con gioia, perché di usurpatori sempre si trattava, ma certamente con un certo sollievo. Non saranno tuttavia tempi facili.
"I Valtellinesi s'accorsero presto del grave errore compiuto (Patto di Teglio 27.06.1512) nel darsi spontaneamente un padrone, così diverso per razza, lingua e costumi, e non sapendo far di meglio, incominciarono a discutere intorno ai capitoli della cessione e ad elevare lagnanze intorno al modo in cui venivano governati, sostenendo che loro intendimento era stato quello di accettare un' alleanza e non già un vassallaggio. I Grigioni, al contrario, si ostinarono sempre a trattare i Valtellinesi da padroni. (Giussani: il Forte di Fuentes).
Il governo dei Grigioni, di tipo burocratico teutonico, non scevro di soprusi e angherie, non era gradito ai Valtellinesi. Forse interpretando. il malcontento dei Valtellinesi e certamente per sete di potere e per soddisfare alle proprie ambizioni politiche, il Medeghino, Giangiacomo Medici, signore di Musso, già alleato del duca di Milano, attaccava i Grigioni, espugnando Chiavenna (1525) e occupando la Valtellina inferiore. Sarà respinto dalle truppe del governatore Travers nelle battaglie di Talamona e Delebio e sarà cacciato anche da Chiavenna (1526). Ci riproverà nel 1531, sbaragliando i Grigioni a Delebio, occupando Morbegno e invadendo la Valtellina inferiore. Ancora una volta respinto, abbandonerà per sempre la sua opposizione ai Grigionì.
Con le "Ratificationi delli capitoli tra Francesco II duca di Milano et li Svizzeri et Grisoni” (2 Giugno 1531), la Valtellina e la Valchiavenna saranno consegnate definitivamente ai Grigioni.
Da quel momento la Valtellina tornerà alla sua vita pacifica e ai suoi non facili problemi fino al 1620 (Sacro macello), tolto il fallito tentativo del mercante milanese Tettone di fomentare una insurrezione per liberare la Valtellina dal giogo grigione: tentativo che ebbe solo l'effetto di mettere in guardia il governo retico, che accrescerà le misure militari di sicurezza, e aggraverà la popolazione di nuove angherie.
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