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Talamona nel contesto economico-sociale della Valtellina dell'800
A CURA DI SIMONA DUCA
Sorto sui depositi alluvionali del torrente Roncaiola, il paese di Talamona è l’unico in Valtellina ad essersi sviluppato sull’apice e non sull’unghia di un conoide di deiezione dei torrenti Roncaiola e Tartano.
Sin dalla sua origine - che la leggenda riporta “molti secoli prima dell’era cristiana” a causa dell’occupazione del territorio celtico da parte di una popolazione di “Tirreni od Etruschi”(1) - ha costruito la propria identità attorno alla realtà rurale nella quale è inserito.
La sua conformazione caratteristica, infatti, si basa sulle contrade, una decina da fine Ottocento(2), tutte facenti riferimento a una chiesa o a una cappella votiva. Il sentimento religioso era fortemente radicato tra i talamonesi, i quali vantavano il primato di non aver mai annoverato tra di loro un solo protestante; addirittura, gli antichi statuti vietavano il commercio di grano con gli abitanti della fascia retica della Valle perché questi erano stati gli ultimi a convertirsi al cristianesimo(3).
Sul finire del XIX sec., il Comune comprendeva anche la Val Tartano e contava circa 2000 abitanti le cui abitazioni erano disperse tra i prati, dal fondovalle ai maggenghi, ma collegate tra loro da una fitta rete di strade sterrate, mulattiere spesso delimitate da muracche - i caratteristici e spessi muri a secco ricavati dalla roncatura delle pietre trasportate dai torrenti che tagliano il territorio del paese - che avevano il compito di dividere ogni appezzamento, rimarcando l’importanza della proprietà privata e, conseguentemente, il carattere chiuso ed indipendente della popolazione della zona(4).
Come quella degli abitanti degli altri centri valtellinesi della fascia orobica, anche l’esistenza dei talamonesi era segnata dal susseguirsi delle stagioni, tanto che, dall’avvento dei Grigioni nel XVI sec. sino all’Unità d’Italia, la loro vita non aveva subito rilevanti variazioni: gli stessi ritmi e i medesimi schemi si perpetravano ben poco dissimili di secolo in secolo, così da denotare nella popolazione segregata tra le montagne un certo immobilismo economico e culturale dovuto alla particolare gestione del patrimonio fondiario. Infatti, la suddivisione della scarsa terra e la sua conduzione erano intimamente connesse alla struttura della società e ai caratteri della sua tradizione.
Dell’intero territorio, come accadeva nel resto d’Italia, gli appezzamenti migliori e le porzioni più vaste facevano capo alle poche famiglie agiate e di antica origine nobiliare come i Valenti, gli Spini e i Mazzoni (5).
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(1) G. Turazza, Talamona, notizie documentarie di storia civile e religiosa, Arti Grafiche Valtellinesi, 1920, p. 5
(2) Circolo ACLI Talamona (a cura di), Iconografia popolare, Talamona affreschi murali e gisoi, Tipografia Bettini, 1988, p. 9
(3) M.A. Bulanti, Antichi statuti della Comunità di Talamona, Lito Polaris, 1994, p. 36
(4) AA.VV., Guida turistica della Provincia di Sondrio, BpS, 2003, p. 67
(5) Archivio privato Casa Valenti (ApCV), Lettere di famiglia
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