Talamona  
Giovanni Gavazzeni
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Fuga in Egitto.
GIOVANNI GAVAZZENI:
OPERE SACRE
Pietà (1867)
Vocazione di Pietro e Andrea
San Girolamo penitente
Fuga in Egitto (1906)
Madonna col Bambino
Assunzione della Vergine

GIOVANNI GAVAZZENI:
RITRATTI
Autoritratto giovanile(1864)
Ritratto del Sig. Francesco (1877)
Ritratto di Roberto Padroni (1880)
Ritratto di Giovan Battista Sassella (1874)
Ritratto di Pietro Bertolini
Ritratto di Maria Bertolini Lusardi (1875)
Ritratto di Don Pietro Bertolini Canonico (1876)

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Giovanni Gavazzeni:
Opere sacre   prima pagina

Note tratte dal Volume "Giovanni Gavazzeni, pittore nella Valtellina di fine Ottocento" - Comune di Talamona, Assessorato alla Cultura.


Pietà (Gessetto e carboncino su carta bruno chiara cm.45 x 30 - 1867 - Talamona, collezione privata)

Il disegno, di non grandi dimensioni, è sicuramente tra le opere più suggestive dell'intera produzione gavazzeniana, ricco di pathos e aderente ai dettami accademici. Come indica l'iscrizione con la firma e la data, è collocabile nei primi anni di attività del Gavazzeni, quelli appena successivi alla formazione presso l'Accademia Carrara di Bergamo. Si tratta di un disegno preparatorio per l'affresco eseguito nel già ricordato "Gesoo de meza via".
'La datazione del disegno della Pietà è ribadita anche da una tradizione orale, che vuole l'incarico per gli affreschi alla collegiata di San Giovanni Battista di Morbegno di poco successivi all'affresco della Pietà che aveva colpito positivamente i committenti morbegnesi. Inoltre il catalogo della mostra dedicata a Giovanni Gavazzeni nel 1921 a Sondrio nel palazzo della Provincia al n. 26 reca scritto: "La Pietà trovasi nella Cappella sulla strada Morbegno - Albaredo, affresco anteriore al 1870".
La Pietà costituisce l'aspetto devozionale del tema del "Compianto", in cui solitamente compaiono più personaggi.

In maniera semplificata nella Pietà gavazzeniana compare la sola Vergine con il corpo del Cristo, tema molto caro alla tradizione.
Gavazzeni, come sempre, non si distacca dalla tradizione e crea un disegno che riporta immediatamente alla memoria - per la prospettiva della figura di Gesù - il Cristo morto del Mantegna, nella Pinacoteca di Brera di Milano.

Il pittore ha a disposizione, per la sua ispirazione, secoli di pittura. Riesce così a creare una composizione calibrata ed essenziale: lo sfondo del Golgota ­con le tre croci nude ed un vento immaginifico che muove il velo della Madonna - si unisce coralmente al dramma della madre che tiene in grembo il cadavere del figlio, disperata, ma sottomessa alla volontà di Dio, come esprimono efficacemente il viso rivolto al cielo e le braccia aperte in gesto di rassegnazione. Concorrono infine a suscitare sentimenti di meditazione sulla Passione di Cristo anche gli strumenti della crocifissione: i chiodi, il martello e la lancia, apparentementi abbandonati a terra ed il terreno stesso così scarno e privo di vegetazione, segnato solamente da qualche pietra in primo piano.

Pietà

 

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