Talamona  
Giovanni Gavazzeni
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Giovanbattista Valenti.
GIUDIZI DELLA CRITICA SULL'ARTE DI GIOVANNI GAVAZZENI
Francesco Romegialli
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Attilio Scarpa
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Giudizi della critica sull'arte
di Giovanni Gavazzeni   

Attilio Scarpa
dal discorso inaugurale per la mostra retrospettiva
del Gavazzeni del 03-04-1921


Il Gavazzeni coltivò la pittura in ogni suo genere: fu restauratore, frescante, ritrattista. Non lasciò intentato neanche il quadro da cavalletto. Fu, insomma, eclettico, versatile, non tanto, forse, per volubilità di gusto, che in lui sarebbe stata strana, quanto per una serie di circostanze esteriori, che influiscono sempre, più o meno, sulla produzione degli artisti.

Lontano dai centri culturali, ignaro e insofferente della routine che generalmente i pittori seguono per giungere prima alla fama; alieno infine dal volgare desiderio della reclame, dagli intrighi giornalistici e professionali, da qualunque atto che gli sembrasse una transazione, anche lieve, colla propria coscienza, egli sì trovò nelle condizioni meno favorevoli a quella rinomanza che egli meritava pienamente...
Lavorò così nella sua Valle... II suo talento di ritrattista è ancora poco noto.

Disegnatore eccellente (m'affretto a dire che la bellezza del disegno, stupendo per esattezza ed armonia di proporzioni, si rivela in ogni opera sua) egli aggiunge alla precisione delle linee la vivezza dei colori e l' eloquenza della fisionomia.
Lavoratore coscienzioso fino allo scrupolo, egli ci ha lasciato numerosi ritratti composti con tutte le cure minuziose delle miniature.
Nei panneggiamenti abili e indovinati, nella scelta delle tinte, nell' espressione quasi sempre suggestiva dei lineamenti, egli ci fa ricordare i ritrattisti migliori. Anzi la scelta delle tinte è più felice ancora in molti ritratti che negli affreschi.

In questi ultimi infatti, noi dobbiamo spesso ammirare la forza del disegno, la giusta proporzione dell'assieme e qualche bellezza dei particolari più ancora che la potenza del colore.
Nei ritratti, invece, la tinta è quasi sempre vigorosa e decisa, la pennellata è ampia, ma accurata e ben distribuita.
Certo è che il pittore di Talamona eccelle specialmente nell'affresco, ove ebbe doti spiccatissime. Basta pensare agli esempi così vari ed eloquenti della sua abilità nel campo dell' affresco, per avere un'idea abbastanza precisa della sua personalità di pittore.

A parer mio, due sono i lavori che più specialmente dovrebbero assicurare fama duratura al Gavazzeni: il Cristo che si ammira in Sondrio e la Morte di S. Giuseppe nella Collegiata sondriese.
Il Cristo che è la sua ultima opera e che costituisce quasi il suo testamento artistico, è una composizione di finezza non comune. Di primo acchito l'affresco non impressiona molto; l'insieme, infatti, si riallaccia direttamente alle tradizioni della pittura religiosa; ma i particolari sono accuratissimi:
l'arco a sesto acuto è percorso da un fregio semplice; la testa del Redentore ha un' espressione dolcissima; il panneggiamento, dalle pieghe sobrie e lievemente mosse, ha una naturalezza straordinaria: tutto insomma induce a pensieri mistici e soavi.


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