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Giovanni Gavazzeni
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GIUDIZI DELLA CRITICA SULL'ARTE DI GIOVANNI GAVAZZENI
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Giudizi della critica sull'arte
di Giovanni Gavazzeni   

Giovanni Aurini
"La Valtellina" del 02-04-1921


E' forse il Gavazzeni un innovatore nel campo della tecnica, ovvero si distingue per opere che abbiano cambiato il triste andamento della stanca arte italiana nel periodo della sua prima attività?
Accolto nell' Accademia di Carrara, dove insegnava a quel tempo Giuseppe Diotti, un tentennante fra il superato classicismo e l'invadente romanticismo, ne uscì presto per cercare la via che fu quella del suo tempo, via che egli battè con grande fedeltà, aggiungendovi, mano a mano che si inoltrava negli anni, quelle poche innovazioni naturalistiche che egli, come il Fracassini, il Gagliardi, Cesare Mariani, Francesco Podesti, il Coghetti e l'Hayez non potevano rifiutare di fronte ai progressi stranieri e alle aspre tenzoni promosse dai macchiai oli toscani, dai veristi napoletani e da quell'impressionismo che la Francia lanciava in tutte le direzioni, contenta finalmente di essere a capo di un movimento artistico che poteva essere proclamato di pura marca parigina.

Fu un periodo questo che dette da noi pochi nomi alla storia dell'arte, meno forse quello dello Hayez, che' ancora si ricorda onorevolmente, e che in Lombardia fu presto abbandonato per sostituirvi le ricerche veristiche nelle sue pratiche applicazioni del paesaggio, della pittura di genere e di battaglie.

E da quel momento i nomi non faranno più difetto, e se ne può fare una lunga elencazione, che va dagli Induno a Mosè Bianchi, dal Coghetti al Trecourt, dal Faruffini al Cremona. In questo incrociarsi di correnti e di maniere l'artista talamonese cercò di non formalizzarsi negli insegnamenti scolastici.
Il vero che egli studiava assiduamente, specialmente nei ritratti e quella libertà di aggruppamento che rivoluzionò col Morelli, coll'Ussi e col Barabino tutta la produzione pittorica italiana, lo ebbero fedele e attento seguace, per modo che in alcuni suoi quadri
vi è da ammirarlo sinceramente e vi è da credere che se dal tema della pittura religiosa egli fosse passato a quello di genere e a quello della pittura storica, avremmo potuto registrare con tutta certezza un autore moderno con tutti i pregi e i requisiti richiesti dai canoni escogitati nella seconda metà dell' ottocento dalla più battagliera delle arti del disegno.
Aveva il Gavazzeni una grande facilità di sorprendere la visione artistica che gli si presentava davanti, e che la matita materiava su questi sparsi fogli che oggi noi possiamo ammirare e che, raccolti e ordinati, formeranno la gioia dei più scrupolosi amatori d'arte.

Da giovane egli deve aver pensato a diventare incisore. Questa è l'impressione che si riceve nell'osservare questi suoi disegni. Aveva egli in quell' epoca scelto un modo elegantissimo e tutto suo di rappresentare la figura umana ed usava perciò tratteggi paralleli e incrociati nelle ombre che danno l'impressione di trovarsi di fronte a opere incise e più specialmente ad opere che potrebbero portare onorevolmente la firma di uno dei più reputati seguaci del Bartolozzi.

Ma l'amore al colore e alla composizione religiosa vennero presto a strapparlo da queste sue felici attitudini. Rimase l'abilità raggiunta negli anni giovanili e quando in un dettaglio o in un viso di donna o nello schizzo caricaturistico di qualche soggetto che incontrava per via sentiva il bisogno di adoperare la sua matita impeccabile, ecco l'antico mestiere che si ridestava ed ecco i suoi disegni continuati lungo tutto un quarantennio e conservati in questo prezioso archivio familiare.

Richiamano particolarmente l'attenzione dell'amatore i suoi puttini e il gruppo amoroso e prediletto di tutta la sua vita: la madre che stringe al seno un bambino.

 

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