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Giudizi della critica sull'arte
di Giovanni Gavazzeni
Francesco Romegialli
in "L'Eco della Provincia" del 3-9-1885
Abbiamo veduto i pregevoli affreschi nel salone delle adunanze del Consiglio Provinciale amministrativo, lavoro del nostro Gavazzeni, che può incontrastabilmente schierarsi nel ciclo eletto dei valenti pittori valtellinesi.
Lo conosciamo già vantaggiosamente anche per altri lavori eseguiti presso privati ove, nella verità del ritrarre, rivaleggia, con Pietro e Angelo Ligari e Antonio Caimi, campeggia sul cielo della sala nel medaglione, la figura della Valtellina, di fisico assai vantaggioso e pienezza di forme, da farci ricordare la bella contadina dell'On. Cucchi di Bergamo.
Lasciamo andare che tal uno abbia trovato in quella figura un non so quale insieme, che arieggia una baccante. Essa impugna un alpibordone (Alpenstok) e mostra un grappolo d'uva. Questi due simboli, domandammo a noi stessi, bastano a caratterizzare questa Valle, storicamente e geograficamente parlando? Questa figura non significa che il possesso di un dono comune a tante altre regioni, come, per non andar lontano, essenzialmente in Piemonte.
Sarebbe troppo grave mancanza se non vi fosse quel bel grappolo che epiloga tante fatiche ingegnosissime, tanta longanimità, tanti sacrifici degni di miglior guiderdone.
Ma la Provincia non ha che uve, vino e montagne per farsi ammirare e degnamente apprezzare?
Ci abbiamo veduto sì qualche cosa che accenna a scienza, ma che fa là, abbandonata ai suoi piedi?
A personificare questa nostra terra, perchè questa assenza di tutto ciò che è storia, di ciò che la onora e abbella non solo ne la poesia delle nostre montagne e nel suo esilarante prodotto, ma nella specialità degli ingegni che la illustrano nelle regioni dell'arte e del sapere, nelle lettere e nelle armi?
Come avrebbero figurato eloquenti almeno i simboli di queste vere nostre glorie!....
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