Giovanni Gavazzeni:
la giovinezza tra Talamona e Bergamo settima pagina
Una simile opportunità costituì per il giovane pittore una vera e propria consacrazione, dato che, nel corso della sua storia, l’Insigne collegiata si era avvalsa esclusivamente della collaborazione di artisti prestigiosi.
Il 30 aprile 1873 vennero celebrate presso la chiesa di San Pietro al Masino le nozze tra Giovanni Gavazzeni e la ventitreenne di Ardenno Rosa Lucia, figlia di Francesco Pirola.
La nuova copia si stabilì presso la residenza talamonese dell’artista e da subito la moglie divenne sua musa ispiratrice; egli, infatti, diede il volto della donna a numerose figure mariane, in particolare, ai delicati lineamenti della Vergine con Bambino dipinta in un ovale presso la chiesina talamonese di Case Barri. Inoltre, la signora Rosa, si prestava come modella: “l’artista per ritrarre meglio il movimento del panneggio e le pieghe delle vesti, non esitava a vestire la moglie da frate o da S. Giuseppe”.
La coppia non venne allietata dalla nascita di figli, una privazione fortemente sentita dal pittore che, per colmare un simile vuoto adottò ufficiosamente i tre nipoti della moglie, Giovanni, Carlo e Guido Pirola rimasti orfani del padre nel 1892 . In proposito, nel 1921, Attilio Scarpa ricordò: “Il Gavazzeni, galantuomo dal cuor d’oro, non avendo avuta prole, prese con sé tre nipoti della moglie ai quali prodigò tutte le cure di un padre affettuoso”. Sia il pittore che la consorte, infatti, si occuparono personalmente del loro sostentamento e della loro educazione.
Estimatore di Gavazzeni, il critico d’arte Vittore Grubicy scriveva su La Valtellina del 22 agosto 1891 a proposito dell’operato del pittore talamonese: “Madonne e Santi, nei quali il sentimento religioso traspariva con una sincerità, con una convinzione di cui non c’è l’idea nei lavori dei fabbricanti odierni di pittura […] il disegno corretto, sentito, rammentava qua e là le migliori cose […] nel tutto assieme aleggiava una tal aria di distinzione, che mi nacque subito il desiderio di conoscerne l’autore”.
Un simile giudizio conferma l’opinione secondo la quale l’artista ebbe la fortuna di raccogliere, già in vita, il consenso dei suoi dei contemporanei, un consenso motivato, tra l’altro, dal numero dei ritratti commissionatigli da parte di importanti autorità locali e di rilevanza nazionale. Gavazzeni, infatti, ebbe l’incarico di ritrarre nel 1848 Azzo Carbonera, membro del Governo Provvisorio della Lombardia e decano dei Consiglieri Provinciali; in seguitò fermò su tela i volti di numerosi prelati e dei Senatori del Regno Enrico Guicciardi e Romualdo Bonfadini.
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