Giovanni Gavazzeni:
la giovinezza tra Talamona e Bergamo sesta pagina
Gavazzeni non deluse certo le aspettative della Commissaria e si iscrisse alla scuola anche per l’annata 1863-’64. Quello fu il suo ultimo anno in accademia; forte delle nozioni artistiche che aveva appreso, ma scartata l’ipotesi di proseguire la sua carriera in ambito bergamasco dove avrebbe incontrato maggior concorrenza, a metà degli anni ’60 egli fece ritorno a Talamona.
Lontano dai grandi centri, egli ebbe la possibilità di sviluppare il suo personalissimo gusto artistico, accendendo toni accademici e tradizionali - che in altro luogo forse sarebbero stati accetti con maggior difficoltà - di una luce particolare, quella della sua indole riservata mista a quella della genuinità di una Valle in cerca d’identità che ritrovava la sua forza innovativa proprio nei suoi aspetti più consuetudinari, gli affetti famigliari, la vita semplice e le attività rurali rivisitate, ma scandite dagli antichi ritmi stagionali, i quali continuavano a caratterizzare lo spirito montano delle genti valtellinesi e ne facevano una popolazione pronta a confrontarsi con l’ampia realtà nazionale cui era stata inserita.
L’operato di Giovanni Gavazzeni
Prima della conclusione dei suoi studi, appena diciottenne, Gavazzeni si allontanò temporaneamente dall’accademia; come molti altri giovani non rimase indifferente ai richiami patriottici della guerra all’Austria e il 22 giugno 1859, si recò presso Como dove si arruolò come volontario nel 1° Reggimento - Compagnia Deposito – dei Cacciatori delle Alpi.
La sua permanenza all’interno dell’Esercito del Regno di Sardegna fu in realtà abbastanza breve; il pittore, infatti, ottenne il congedo per disposizione ministeriale il 6 settembre dello stesso anno.
Presumibilmente, nei due mesi che lo videro prestar servizio “contro l’Impero d’Austria”, egli assistette all’occupazione di Bormio del 2 luglio e, con probabilità, fu tra i 12 mila Cacciatori delle Alpi che presentarono le armi a Garibaldi di passaggio a Sondrio l’8 luglio. Smessa la divisa militare, Gavazzeni riprese gli studi concludendoli nel 1863.
Prima di far rientro in Valle, si recò a Firenze a Roma; era infatti una pratica in uso presso diverse accademie inviare gli alunni licenziati a perfezionarsi sul modello dei grandi maestri. Lo stesso artista lasciò traccia di questo viaggio nelle sue Nozioni pel dipingere in fresco, appunti nei quali segnalò di aver potuto ammirare “ocularmente” i lavori a fresco di Raffaello nelle stanze vaticane.
Una volta a Talamona, allestì il suo studio in via Piantellina e, inizialmente, concentrò il suo raggio d’azione attorno a Morbegno.
Prima del 1876 eseguì gli affreschi nel “gesöö de meza via”, una piccola santella situata a metà strada sul vecchio tracciato che unisce la cittadina della Bassa Valle ad Arzo, la cui buona riuscita colpì positivamente la fabbriceria della Collegiata di San Giovanni Battista di Morbegno la quale gli commissionò la decorazione della cappella di San Filippo Neri.
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