“Ugn pòdàa un òtru (riflessioni sul dialetto talamonese)
"Ultimamente il desiderio di riscoperta delle proprie tradizioni sta diventando un fenomeno esteso. Questa riscoperta ha coinvolto anche il dialetto, immediata espressione di una cultura, finora sinonimo di rozzezza, arretratezza ed ignoranza. Un'inversione di tendenza questa, che ci auspichiamo continuativa e non legata solo ad una moda passeggera poiché disconoscere il proprio dialetto significa voler limitare, accanto all'uso dell'italiano, il proprio linguaggio e soprattutto ignorare una parte di sé. Nella lingua dialettale è possibile leggere infatti la propria storia, la storia della propria gente e della propria terra cogliendo, attraverso i loro influssi linguistici, il succedersi dei popoli che hanno dato vita alla nostra società attuale."
L'idea di dedicare una sezione del sito al nostro dialetto, è nata in seguito alla lettura delle "poesie" del Sig. Cesare Ciaponi. Inoltre, in occasione di una piacevole conversazione avuta con lui, mi mostrò il vocabolario del dialetto di Tartano (Tartanool, come diremmo noi). Questo è in effetti un dizionario che, già a prima vista, risulta paragonabile ad uno Zanichelli o al Devoto-Oli. All'interno poi colpisce l'accuratezza della traduzione e la presenza di numerose illustrazioni.
Per questa ricerca
ho attinto a piene mani dal saggio di P.Abramo M. Bulanti, considerando la pronuncia corretta quella della parte alta del paese (Coseggio-Cà di Giuàn) che è la più vicina all'originale. Infatti, le contrade "alte" del paese, essendo le più lontane dalle strade di comunicazione, sono state quelle meno influenzate da altri dialetti.
L'attuale pronuncia del dialetto talamonese presenta però delle piccole variazioni rispetto al dialetto scritto: la più importante di esse è la scomparsa quasi totale della' o ' del femminile singolare (cabro è diventato cabra). Questo è dovuto al fenomeno di integrazione lombardo-italiana in atto in tutti i dialetti della bassa Valtellina: ciò ha portato a una omogeneizzazione dei dialetti valtellinesi e questo mette in pericolo l'esistenza stessa dei vari idiomi.
In seguito sono riportate alcune regole di pronuncia per la corretta pronuncia del nostro dialetto.
Le consonanti:
In pratica la 'V' non esiste e si pronuncia 'U' es. Vegni si pronuncia- Uegni.
Ge e Gi si pronunciano dolci come in Francese "je", "Gilet"
La 'C' seguita da i-e si pronunciapalatale come 'cera' - 'cippo'.
La 'C' finale di parola si pronuncia ci dolce.
Ch e Gh seguite da vocali 'i' e 'e' si pronunciano come in italiano: chiuso - gheriglio.
Ch e Gh tronchi finali si pronunciano come K: Tiròck-Ltiganek.
La 'S'e la 'Z' singole si pronunciano con suono dolce: casa, zero.
La 'S' e la 'Z' doppie hanno suono aspro come: rozzo, sabato.
Il gruppo S-C si pronuncia separato; s-ciòp, s-cèser.
Il gruppo 'SE' seguito da 'e' o da 'i' si pronuncia come in italiano: sciupare, scena.
Il gruppo 'IN' e 'un' finale accentato si pronuncia nasale, come fosse seguito da una 'g' : sidelìn(g),silùn(g).
Le vocali:
Le vocali si pronunciano come in italiano, tenendo presenti le seguenti particolarità:
La 'A' con la dierisi si pronuncia molto nasale; è una delle tipicità del dialetto talamonese, difficilmente pronunciabile dagli altri: Paa-pane.
La vocale 'O' con la dierisi, si pronuncia come la 'eu' francese.
La vocale ' II ' con la dierisi, si pronuncia come la 'u' francese.
Abbreviazioni:
a. - Aggettivo
aro -Articolo
avv. -Avverbio
escl. -Esclamazione
f. -Femminile
Fr. - Francese
in. -Indefinito
inter.- Interiezione
Ingl. -Inglese
Lat. -Latino
loc. -Locuzione avverbiale. m. - Maschile
p. -Plurale
pro -Pronome
s. -Sostantivo
Ted. -Tedesco
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